Alimentazione e trattamento con tamoxifene

Alimentazione e trattamento con tamoxifene

Le pazienti che utilizzano tamoxifene (TMX) per tempi lunghi presentano un rischio aumentato di sviluppare tumore dell’endometrio. La diagnosi precoce è fondamentalmente basata sull’ecografia transvaginale (ETV) e sull’isteroscopia associata a biopsia endometriale. Spesso però l’ecografia non è diagnostica a causa di un elevato tasso di falsi positivi. Inoltre, i cambiamenti dovuti all’uso del TMX, come l’aspetto “pseudocistico”, condizionano la valutazione endoscopica dell’endometrio e la biopsia (specialmente se “cieca”) non fornisce materiale sufficiente per una diagnosi isto-patologica. La ragione dell’elevato tasso di biopsie endometriali inadeguate nelle pazienti che assumono TMX è probabilmente da ascrivere all’aumento della componente fibrosa dell’endometrio.

  • Il passaggio dal tamoxifene all’exemestane ha portato a una perdita ossea già sei mesi dopo l’inizio della terapia e questi effetti si sono prolungati fino al secondo anno.
  • Questi dati sono supportati da una recente pubblicazione dove non sono state rilevate differenze significative tra anastrozolo, exemestane e letrozolo né per quanto riguarda l’osteoporosi né per le fratture.
  • In
    particolare sembra promettente il raloxifene, modulatore
    selettivo dei recettori estrogenici ad azione antiestrogenica
    sulla mammella e sull’utero e ad azione proestrogenica sull’osso
    e sul metabolismo lipidico.
  • È consigliabile leggere questa scheda insieme ai libretti Il cancro della mammella (La Collana del Girasole), che fornisce informazioni più dettagliate e anche alcuni consigli, inserendo così il farmaco nel contesto della patologia per la quale è più frequentemente usato.
  • Il tamoxifene può amplificare l’effetto del warfarin (Coumadin®), un farmaco somministrato per fluidificare il sangue nei soggetti con tendenza alla formazione di trombi.

Il Tamoxifene è controindicato nel corso gravidanza e durante una terapia che preveda l’assunzione di anticoagulanti. Le compresse devono essere deglutite intere con un po’ d’acqua, preferibilmente ogni giorno alla stessa ora. Ricevi news e approfondimenti su temi di salute e benessere firmati dai nostri specialisti.

Cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Tamoxifene EG?

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Le pazienti sono state assegnate dal computer con metodo casuale a uno dei due gruppi di trattamento, nei quali hanno rispettivamente ricevuto 5 mg al giorno di tamoxifene o placebo per tre anni. Il tamoxifene è una sostanza la cui azione blocca l’effetto degli estrogeni, ormoni femminili che sono necessari ad alcuni tipi di tumore al seno affinché crescano. Per questo è usato come farmaco nelle donne a rischio elevato di cancro al seno per ridurre la probabilità che si sviluppi un tumore. Uno studio di confronto tra letrozolo e tamoxifene ha riportato un tasso di fratture più elevato tra i pazienti trattati con letrozolo (9,3%). Il passaggio dal tamoxifene all’exemestane ha portato a una perdita ossea già sei mesi dopo l’inizio della terapia e questi effetti si sono prolungati fino al secondo anno. A conferma del ruolo dell’exemestane, i ricercatori riportano il fatto che dopo l’interruzione del trattamento si è osservata una reversione nella BMD e i tassi di frattura sono tornati paragonabili a quelli osservati con tamoxifene.

Vivere con il tumore

Attualmente si ritiene che cinque anni siano la durata ideale per pazienti in pre-menopausa, mentre per le pazienti in post-menopausa la durata è variabile. Sono in corso degli studi miranti a verificare per quanto tempo dovrebbe estendersi il trattamento con il steroidi dopo l’intervento per carcinoma mammario. Se compaiono dolore, sensazione di calore, gonfiore o sensibilità localizzati a un arto, oppure dolore toracico, informate immediatamente l’oncologo che vi ha in cura perché potrebbero essere i segni di una trombosi. A volte, durante il trattamento, l’oncologo può prescrivere basse dosi di aspirina per prevenire questi disturbi.

  • L’aver dimostrato che basta un periodo di assunzione relativamente breve, con effetti collaterali limitati molto accettabili, è davvero importante per motivare ancora di più le donne a seguire questa cura preventiva».
  • Non assumere farmaci contenenti aspirina a meno che non siano stati prescritti dall’oncologo.
  • Infatti, ogni persona reagisce in maniera soggettiva alla somministrazione del farmaco, manifestando effetti indesiderati diversi per tipo ed intensità, oppure non manifestandone affatto.
  • Più subdoli e certamente meno studiati sono ad esempio i rischi di interazioni tra gli anestetici (ed altri farmaci utilizzati negli interventi chirurgici) e le erbe assunte nel periodo preoperatorio.

Canonici, anche se i risultati di questi protocolli, trattandosi di una terapia adiuvante, saranno sicuri solo tra parecchi anni. Il pericolo rimane quello di non avere l’effetto terapeutico e di mitigare solo in minima parte i disturbi con un dosaggio minore. L’esercizio fisico, così come una condotta di vita più salutare (sospensione del fumo per chi fuma, alimentazione ricca di fibre e povera di grassi, ecc.) fanno certamente bene a tutti, non solo a chi è stato colpito da questa malattia. Per quanto riguarda l’ultima parte della domanda ovvero cosa comporta la sospensione del farmaco, dipende dallo stadio della malattia che stiamo curando.

Sulla superficie delle cellule tumorali sono presenti delle proteine, che si chiamano recettori, che sono sensibili alla presenza degli ormoni sessuali. In circostanze normali, quando gli ormoni sessuali sono a contatto con i recettori, attivano le cellule neoplastiche, che quindi si dividono, e il tumore cresce. Il tamoxifene, simulando l’azione dell’estrogeno, s’inserisce nei recettori, ma non è in grado di attivare le cellule neoplastiche, che quindi non si dividono. Finché il tamoxifene rimane al suo posto, gli estrogeni non hanno la possibilità di raggiungere le cellule neoplastiche, che di conseguenza crescono più lentamente o non crescono più.

I disturbi che Lei lamenta fanno parte indubbiamente degli effetti collaterali riportati anche sulla scheda tecnica. Non dimentichiamo che è un antiestrogeno e di conseguenza un farmaco che può mandare una donna in menopausa con tutte le conseguenze del caso. La psiche gioca sempre un ruolo importante quando si parla di questo tipo di farmaci, anche perché il doverlo prendere costantemente, tutti i giorni, ti rimette di fronte ad una realtà (aver avuto un tumore) che invece vorresti rimuovere. Per quanto riguarda il dosaggio sono in corso studi che si prefiggono di valutare se dieci mg.

Il tamoxifene agisce bloccando l’azione degli estrogeni, ormoni femminili di cui alcuni tipi di tumore al seno hanno bisogno per poter crescere. Il tamoxifene, un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni, è stato impiegato in un modello sperimentale di asma equina determinando una riduzione della neutrofilia a livello di vie aeree, un miglioramento dei segni clinici e inducendo l’apoptosi dei granulociti neutrofili in vitro. Il tamoxifene è in genere ben tollerato, anche se raramente
può determinare l’insorgenza di complicanze tromboemboliche;
il rischio principale, che rende necessario un attento
monitoraggio nel tempo della paziente in trattamento, è
rappresentato dal possibile sviluppo nel tempo di una neoplasia
endometriale. Per diagnosticare tempestivamente l’insorgenza
di un carcinoma endometriale il medico di medicina generale
dovrebbe fare eseguire annualmente, alle pazienti in trattamento
con tamoxifene, una ecografia transvaginale; in caso di
stillicidio ematico vaginale andrà sempre eseguita prontamente
anche una biopsia endometriale. Tipologie dei disturbi d’ansia, sintomi fisici, cognitivi e comportamentali, prevenzione, diagnosi e cure possibili con psicoterapia o farmaci. Attualmente sono disponibili diverse opzioni terapeutiche per mantenere la salute delle ossa nelle pazienti sottoposte a terapia con IA.

Effetti indesiderati, controindicazioni, interazioni

“I risultati ottenuti aprono la strada a nuovi studi clinici di prevenzione, alcuni pronti a partire a breve, nei soggetti sani ad alto rischio tumorale, incluse le donne portatrici di mutazione genetiche ereditari”. La piena conferma dell’efficacia e sicurezza del tamoxifene a basse dosi ci permette di considerarlo ormai a tutti gli effetti “practice changing”, o in grado di cambiare la pratica clinica – aggiunge Bernardo Bonanni, direttore della Divisione di Prevenzione e Genetica dello IEO – . I risultati ottenuti aprono la strada a nuovi studi clinici di prevenzione, alcuni pronti a partire a breve, nei soggetti sani ad alto rischio tumorale, incluse le donne portatrici di mutazione genetiche ereditarie. La sua doppia azione antagonista-agonista comporta un effetto citostatico a livello del tessuto mammario mentre induce una risposta similestrogenica endometriale. 35 donne trattate con Tamoxifene in post-menopausa sintomatiche per AUB, sottoposte ad isteroscopia e biopsia endometriale presentano una aumentata incidenza di lesioni endometriali (polipi, iperplasia) rispetto al gruppo di controllo. Il tamoxifene si somministra dopo il trattamento chirurgico in pazienti in età pre e post-menopausale per ridurre il rischio di recidiva.

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